27 MAGGIO, ORE 20:30 @ CINEMA RIALTO
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INCONTRO CON L'AUTORE

ESTERNO NOTTE

Dopo il passaggio al Festival di Cannes, Marco Bellocchio presenta al pubblico bolognese il suo ultimo film

 

Venerdì 27 maggio, alle ore 20:30, Marco Bellocchio, accompagnato dal direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli, presenta al pubblico del cinema Rialto Esterno notte, il racconto di un momento cruciale della storia del nostro Paese e non solo, di una generazione, di una famiglia, di un uomo. 

A diciannove anni da Buongiorno, notte, il maestro Bellocchio riaffronta (e rivoluziona) il racconto del sequestro Moro, realizzando una rappresentazione visionaria di rara potenza, un vero e proprio evento per lo spessore e la ricchezza dell’opera, ora in sala con la prima parte in attesa di vederlo completo dal 9 giugno. Un racconto “più emotivo che politico”, per usare le parole di Stefano Bises, che firma la sceneggiatura insieme al regista, a Ludovica Rampoldi e a Davide Serino, ma scava di fatto nell’essenza più profonda della politica. “È un racconto molto meno ideologico di Buongiorno notte - dice il regista - senza risentimenti, senza accanimento su questi ricordi tragici. Come dall’esterno, appunto”. Una gestazione di due anni, solo per la scrittura, e un cast stellare. Fabrizio Gifuni è un Aldo Moro di intensità sconvolgente, Toni Servillo è papa Paolo VI, Margherita Buy è Eleonora Moro, ma il regista ha ottenuto prestazioni folgoranti per ognuno dei personaggi-chiave, il Cossiga di Fausto Russo Alesi, il Don Curioni di Paolo Pierobon, lo Zaccagnini di Gigio Alberti, l’enigmatica figura incarnata da Pier Giorgio Bellocchio.


 

SINOSSI 1978. L’Italia è dilaniata da una guerra civile. Da una parte le Brigate Rosse, dall’altra lo Stato. Sta per insediarsi, per la prima volta in un paese occidentale un governo sostenuto dal Partito Comunista (PCI), in un’epocale alleanza con lo storico baluardo conservatore della Nazione, la Democrazia Cristiana (DC). Aldo Moro, il Presidente della DC, è il principale fautore di questo accordo, che segna un passo decisivo nel reciproco riconoscimento tra i due partiti più importanti d’Italia. Proprio nel giorno dell’insediamento del governo, il 16 marzo 1978, sulla strada che lo porta in Parlamento, Aldo Moro viene rapito con un agguato che ne annienta l’intera scorta. È un attacco diretto al cuore dello Stato. La sua prigionia durerà cinquantacinque giorni, scanditi dalle lettere di Moro e dai comunicati dei brigatisti: cinquantacinque giorni di speranza, paura, trattative, fallimenti, buone intenzioni e cattive azioni. Cinquantacinque giorni al termine dei quali il suo cadavere verrà abbandonato in un’automobile nel pieno centro di Roma, esattamente a metà strada tra la sede della DC e quella del PCI.

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